Antonio Vivaldi. Cantate per Soprano. Volume 1

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Il rifiuto - Considerazioni semiserie di un fisico sul mondo di oggi e di domani

Torino, Einaudi, 1978, 16mo brossura editoriale, pp. 129 (Nuovo Politecnico, ninety nine) . Firma di possesso, lievi sottolineature.

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Ma tanto lo sapevo, ed ero felice perché con gli altri mas’cini della strada tenevam tutti Repubblica, Coppi, e la squadra coi colori giallo-blù della Città della Mòtta, i canarini. Eravan fieri di essere repubblicani, insomma. Da un lato un re sarebbe stato anche tògo; ce n’è, dei re, nei libbri che si leggono, che si chiama anche Sire, e sembra che se non c’è ti manchi qualcosa, non so, corone mantelli e spade e moschetieri del re e cose così, che delle volte c’è un usurpatore tròglia da matti ma poi arivan quelli buoni e il re torna al suo posto e tutti vissero felici e contenti.

Fin lì non era micca dificile, ma Monsignore qui si fermava e voleva scendere nel vivo della questione Teologica. ”. Domanda difficile e spiazzante perché sul libbro del catechismo non c’era micca scritto in dialetto, ci doveva essere uno sgóbo, sotto, e lì ammutolivamo. ”, è forse Egli un fornaio? No, l’idea ci muoveva alle risa e negavamo l’ipotesi con tutti noi stessi, dandoci amichevoli pacche nelle costole e rotolandoci sulle panche in preda a irrefrenabile ilarità, chi poteva solo averlo pensato, Monsignore ci provava in amicizia e facezia, la sapevam lunga noi.

Dove? In dove me lo metto? E quando arrivano i decimali, con la virgola, a giunta?! Ma quando vado dal frutaròlo non c’è micca, la virgola! A cosa serve? E il miriàmetro e il millilitro, di cui pare la vita sia piena? Micca balle, dovevi pròpio sfoderare tutto il tuo capisci possibile. E tacca pure coi pensierini, considerazioni spesso stagionali in cui solitamente si fingeva, d’inverno, di soffrire terribilmente al pensiero di poveretti e ucelini alle prese con una assidua ricerca di un focolare e di un tozzo di pane, sotto nevicate bibliche di solito attorno al Natale, ovviamente Santo, quando tutti son lì che festeggiano e nesuno ci pensa, a quelli che soffrono, mentre sta al calduccio (mai il caldo; il calduccio, anche se non si sapeva bene dove fosse la differenza termica, evocava immantinente tepidi nidi domestici di trepide madri e padri che tornavano lieti dal modesto ma onesto lavor, paga striminzita ma sicura e poche balle).

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