De Interpretatione by Aristotele, a cura di Dario Antiseri

By Aristotele, a cura di Dario Antiseri

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The Irish classical self : poets and poor scholars in the eighteenth and nineteenth centuries

The Irish Classical Self' considers the function of classical languages and studying within the building of Irish cultural identities within the eighteenth and 19th centuries, focusing particularly at the "lower ranks" of society. This eighteenth century proposal of the "classical self" grew partially out of influential id narratives constructed within the 17th century via clerics at the eu continent: responding to influential evaluations of the Irish as ignorant barbarians, they released works demonstrating the price and antiquity of indigenous tradition and made conventional annalistic claims concerning the antiquity of Irish and connections among eire and the biblical and classical global generally identified.

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Example text

Si è detto inoltre per convenzione, nel senso che nessun nome è tale per natura, ma quando esso diventa simbolo; dal momento che anche i suoni inarticolati, ad esempio delle bestie, nessuno dei quali è nome, manifestano certamente qualcosa'. 1 "Il nome è cosi... se presa separatamente": il nome, cioè, è quell'entità lin· guistica che significa per convenzione (cfr. , il concetto di triangolo, ciò non implica nessuna determinazione temporale. Si precisa anche che una parte del nome, presa sc~­ paratamente, non ha significato; il fatto è evidente, almeno per i nomi semplici.

3 "Si è detto inoltre... manifestano certamente qualcosa": il nome non è tale per natura (cpvc:r~~ ), ma solo per convenzione (xa"tà C~Jvti)x1Jv ). com/Baruch_2013 CAPITOLO SECONDO 42 'Non-uomo' peraltro non è nome, non solo, ma non vi è neppure un nome col quale chiamarlo, in realtà non è né un discorso né una negazione. Lo consideriamo piuttosto come un nome indefinito•. 'Di Filone', o 'a Filone', cd espressioni simili, non sono nomi, ma casi del nome. La definizione del caso del nome è, del resto, la medesima del nome'; la differenza sta nel fatto che il caso del nome unito ad 'è' o 'fu' o 'sarà', non significa alcunché di veto o di falso, mentre il nome (unito ad 'è', 'fu' o 'sarà') è sempre vero o falso - cosi ad esempio, 'di Filone è' o "di Filone non è': infatti nessuna di queste espressioni è ancora vera o falsa.

88-89). , 388 b). , 16a 19-21). Pure la logica attuale ha preso ilt esame il problema del nome - basta qui citare B. r. (On denoting, "Mind", 14, 1905) e G. ir Phil. und philos. ussell. muti nulla nel contesto. Ora, 'Sir Walter Scott' e 'l'autore del W averley' sono sinonimi e perciò sostituihili. Ma se nella frase 'Giorgio IV domandò una volta se Scott fosse t'autore del W averley' sostituiamo ad 'autore del W averley' il nome 'Sco! t', vediamo che la proposizione 'Giorgio IV domandò una volta se Scott fosse Scott' è falsa.

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